LE TESTIMONIAL OVER 50: UNA BELLEZZA DI SOSTANZA
VOTIAMO I PIU' BELLI DEL 2011 SECONDO NOI!

Ora che possiamo guardarci indietro, perchè non proviamo a dimenticare le cose brutte e a divertirci a stilare una classifica di quelle che sono state invece le cose più belle?
Ho inserito i sondaggi da votare nella barra di destra: ciascuno può dare più di una risposta a ciascuna domanda.
Per essere neutrale nella scelta delle proposte su cui pronunciarsi, ho scelto le 5 cose più vendute o più cliccate del web.
Quando la nostra classifica sarà delineata, la pubblicherò in un nuovo post... se partecipiamo tutti sarà più divertente scoprire i risultati!
Allora, iniziamo con i film...
I 5 film più visti al cinema nel 2011 sono stati:
- The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1
- Sherlock Holmes: Gioco di ombre
- Kung Fu Panda 2
- Il gatto con gli stivali
- I Puffi
Proseguiamo con la musica...
I 5 album più venduti nel 2011 sono stati:
- 21 - Adele
- Born this way - Lady Gaga
- Christmas - Michael Buble
- Doo-Wops & Hooligans - Bruno Mars
- Loud - Rihanna
Ed ora i libri...
I 5 libri più venduti nel 2011 sono stati:
- '‘Il profumo delle foglie di limone’' di Clara Sanchez
- '‘Indignatevi’' di Stephan Hessel
- ''Nessuno si salva da solo'' di Margaret Mazzantini
- ''Di sana e robusta Costituzione'' di Don Andrea Gallo
- ''Cosa tiene accese le stelle'' di Mario Calabresi
Per quanto riguarda gli outfit...
Eva Longoria

Gwyneth Paltrow

Olivia Wilde

Reese Witherspoon

Sandra Bullock

A destra il sondaggio.
- TRUCCO PER HALLOWEEN
- ACCONCIATURA FACILE - I CAPELLI RACCOLTI DI LATO
- LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA
- SFONDO DESKTOP PRIMAVERA
- LA BELLEZZA DI UN CUCCIOLO - L'AGNELLO FUORI DAL PIATTO
- Angolo dei Pensieri
- Avevo le nuvole negli occhi
- Baciami il culo sigmund!
- Lulù? Oui c'est moi!
- Mechanical Farm
- Sassi a p-arte
Se avete anche altre cose belle da segnalare, sarò lieta di leggerle nei commenti ;-)
Buon divertimento!
UN BEL DVD IN USCITA: LIVE AT THE ROYAL ALBERT HALL DI ADELE

Il 2011 è stato l'anno di maggior successo per Adele.
Il dvd contiene la registrazione di un concerto sorprendente ed emozionante che la cantante ha tenuto a Londra ed alcuni contenuti esclusivi girati dietro le quinte.
E' stato messo in vendita il 30 novembre, quindi potrebbe essere un bellissimo regalo di Natale last minute!
Potete vedere il trailer qui sotto.
A voi piacciono le canzoni di Adele?
MADONNA - GLAMOUR E BELLEZZA NON GARANTISCONO LA FELICITA'
Di fronte a tanto divismo, diventa quasi difficile concentrarsi sul film fuori concorso, W. E., che la popstar-regista porta alla Mostra. La pellicola racconta la vicenda di Wallis Simpson, l'americana pluridivorziata (sullo schermo la interpreta Andrea Riseborough) per cui il re inglese Edoardo VIII (James D'Arcy) abdicò. Ma il caso viene rievocato attraverso la New York di fine anni Novanta, dove la bella e infelice Wally (Abbie Cornish), ossessionata dalla sua quasi omonima, cerca di ritrovare se stessa. Anche attraverso il rapporto con una bodyguard russa (Oscar Isaac). L'accoglienza alla proiezione stampa di questa mattina, però, non è stata entusiastica: applausi sì, ma tiepidi; e la senzazione di un'opera troppo patinata e un po' fredda. Subito dopo, però, l'autrice - capelli biondi sciolti sulle spalle, castigato abito scuro con colletto bianco - viene accolta con un'ovazione in conferenza stampa.Il meglio, però, Madonna lo dà nel pomeriggio, nell'incontro ristrettissimo che concede nel privé dei Venice Movie Stars, al terzo piano dell'hotel Exclesior. Rilassata, guarda in faccia con attenzione l'interlocutore, e risponde con precisione alle sue domande.
Cosa la ha attratta, nella storia di Wallis ed Edoardo?
"Sono stata emotivamente coinvolta dalla vicenda di un uomo che per amore rinuncia a tutto".
E lei rinuncerebe, per amore, alla sua attività?
"Per chi? Per un uomo? Per una donna? Diciamo che penso di poterli avere entrambi... anzi tutti e tre!" (ride).
Lo stile del film è patinato...
"Quello di Wallis ed Edoardo era un mondo di bellezza e di decadenza, ho cercato di renderlo al meglio. E anche nella parte moderna della storia ho voluto un ambiente con queste caratteristiche: molto glamour, gente che respira un'aria un po' rarefatta. Ma il glamour, e la bellezza, non garantiscono affatto la felicità".
Sente parallelismi tra la vita di Wallis e la sua?"Non so in percentuale quanto questo film sia personale. Ma in parte mi identifico con lei: quando si diventa una celebrità, un personaggio pubblico, la gente tende a ridurti a un nome, a un suono che esce dalla bocca, a cui si danno alcuni attributi o giudizi. Il film affronta proprio il tema del culto della celebrità: le persone famose, paradossalmente, sono le meno conosciute. Di Wallis sento vicine la tenacia, l'essere ricca di risorse, la forza fisica (era capace di non mangiare per una settimana, prima di una cena). Era un'avventuriera, che prendeva in giro un ambiente, il suo, dove contavano solo ricchezza e magrezza. E come lei tutti noi sperimentiamo la sensazione di essere ousider: come cittadine in un paese straniero, come donne, come esseri umani. Un grande senso di solitudine".
Sua figlia maggiore, Lourdes, è adolscente ma già una celebrità. Come mamma questo la preoccupa?
"Ovviamente sì. Da anni cerco di educarla spiegandole che la fama è solo il riflesso della nostra attività artistica: il lavoro è lo scopo, il successo solo un riflesso. A tutti i miei quattro figli voglio insegnare che non importa ciò che si fa, ma l'impegno con cui lo si fa. Certo l'adolescenza è un periodo confuso per tutti; ma credo che mia figlia abbia imparato che quello che legge sulle riviste non è la verità, o ne è solo una parte".
La sua spiritualità, la sua rircerca interiore, l'hanno aiutata sul set?
"Quando si gira un film bisogna avere tanta forza, sia d'animo che mentale. Si è come il capitano di una nave: bisogna andare avanti qualsiasi cosa accada. E per fare questo, è vero, è necessaria molta spiritualità. Ma se intende che arrivata qui a Venezia ho pregato o mi sono imposta restrizioni, no".
Il film parla anche d'amore, naturalmente.
"L'amore è l'essenza stessa di Dio, la forza intangibile che ci muove tutti, senza la quale non esisteremmo. E' qualcosa di impossibile da banalizzare".
Uno dei temi della storia è anche il desiderio di maternità.
"In quanto donna, so che avere un figlio è una parte fondamentale del nostro essere. Appartiene al nostro dna, a ciò che siamo. Credo che Wallis avrebbe voluto un figlio, che l'abbia sempre rimpianto. E' un bisogno che viene dal nostro profondo desiderio di esercitare una forza creatrice".
Cinema e musica: mondi diversi o simili?
"Ho amato il cinema da sempre, da bambina, sapevo che avrei voluto fare film. Ma sia che si scriva una canzone, sia che si giri una pellicola, si racconta comunque una storia: il percorso in fondo è lo stesso. Ho cominciato come ballerina, sono diventata cantautrice e performer: nei miei video e nei miei show mi sono sempre espressa visualmente. Dover curare tutti i dettagli di un concerto, dalle coreografie ai costumi, mi ha preparata al cinema".
I suoi ex mariti, Sean Penn e Guy Ritchie, l'hanno influenzata come cineasta?
"Sono attratta da persone creative, per questo li ho sposati. Entrambi mi hanno incoraggiato nella mia carriera filmica e mi hanno ispirato. Essere stata insieme a un regista (Ritchie, ndr) mi intimidiva: ora però ho potuto riprendere a fare cinema".
C.Morgoglione - La Repubblica - Settembre 2011
BACK TO BLACK
Il video scorreva su Mtv ed io smisi di fare ciò che stavo facendo e mi sedetti ad ascoltare.
Subito pensai: questo sì che è qualcosa di nuovo!
In quel video Amy, seppur così sottile, riempiva lo schermo, portando il lutto per aver perso il suo cuore.
Il video ve l'ho postato qui sotto. Ed ho riportato anche il testo della canzone e qualche parola tradotta in italiano.
Peccato che chi le era vicino non l'abbia protetta dal voyerismo dei media.
Peccato che non ci sia più il tempo per ascoltare le sue nuove canzoni.
Peccato che la sua voce straordinaria non sia stata per lei una consolazione sufficiente al suo grande dolore.
Amy Winehouse - Back to black
He left no time to regret
Kept his dick wet
With his same old safe bet
Me and my head high
And my tears dry
Get on without my guy
You went back to what you knew
So far removed from all that we went through
And I tread a troubled track
My odds are stacked
I’ll go back to black
We only said good-bye with words
I died a hundred times
You go back to her
And I go back to
I go back to us
I love you much
It’s not enough
You love blow and I love puff
And life is like a pipe
And I’m a tiny penny rolling up the walls inside
We only said goodbye with words
I died a hundred times
You go back to her
And I go back to
Black, black, black, black, black, black, black,
I go back to
I go back to
We only said good-bye with words
I died a hundred times
You go back to her
And I go back to
We only said good-bye with words
I died a hundred times
You go back to her
And I go back to black
...
Io e la mia testa alta
E le mie lacrime asciutte
Andare avanti senza il mio ragazzo
Sei andato di nuovo a ciò che conoscevi
Così lontano da tutto ciò che abbiamo passato
E ho camminato su una strada faticosa
Le mie probabilità sono sfavorevoli
Tornerò in nero, a lutto
Ci siamo detti “addio” solo con le parole
Sono morta un centinaio di volte
tu torni da lei
Ed io torno a…
Io ritorno da noi
Ti amo tanto
Non basta
Ti piace sniffare e mi piace fumare
E la vita è come una parete scivolosa
E sono come un piccolo centesimo che rotola per il muro
Ci siamo detti “addio” solo con le parole
Sono morta un centinaio di volte
tu torni da lei
Ed io torno a…
Lutto, lutto, lutto, lutto, lutto, lutto, lutto
Torno a
Torno a
Ci siamo detti “addio” solo con le parole
Sono morta un centinaio di volte
tu torni da lei
Ed io torno a…
...
LEONARDO DI CAPRIO E' DAVVERO UN BUON PARTITO!
Dopo la classifica delle celebrità under 30 più ricche del pianeta (vince Lady Gaga) e dopo quella delle attrici più pagate (Angelina Jolie e Sarah Jessica Parker a pari merito), Forbes ci regala anche l’annuale lista dedicata agli attori. Dopo aver fatto un po’ di somme, la rivista sancisce che il re del mondo è Leonardo DiCaprio.
Dodici mesi fa l’indimenticato protagonista di Titanic aveva raggiunto la quinta posizione della classifica. A un anno di distanza, i 77 milioni di dollari incassati da maggio 2010 a maggio 2011 gli consentono di raggiungere la vetta relegando al secondo posto il pirata Johnny Depp (primatista del 2010). Detto per inciso, il gruzzolo di Leonardo DiCaprio è più del doppio rispetto ai 30 milioni di Angelina Jolie e Sarah Jessica Parker, ma non basta a raggiungere i 90 milioni di Lady Gaga.
Dietro DiCaprio e Depp c’è la crema di Hollywood: Adam Sandler, Will Smith, Tom Hanks, Ben Stiller, Robert Downey Jr., Mark Wahlberg, Tim Allen, Tom Cruise, Jim Carrey, Daniel Craig, Robert Pattinson, Brad Pitt e Matt Damon.
A.Fresia - Panorama - Agosto 2011
UN SALUTO AD AMY WINEHOUSE - LA RAGAZZA BIANCA DELLA MUSICA BLACK
Può esserci solo un'umana rabbia nel dover constatare che la morte prematura della povera Amy Winehouse era prevista. Trovata morta in casa. Dopo un disastro esistenziale da brividi. Anche lei a 27 anni (28 li avrebbe compiuti a settembre), l'età degli angeli maledetti, la stessa di Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin. Già, Janis: era dai tempi della sua disperata parabola che non si vedeva un talento femminile così grande, un personaggio con un carisma così imponente, una ragazza bianca che cantava come se fosse cresciuta a Memphis, immergendo in una stilosissima salsa british la grande tradizione di Aretha, Ruth Brown, Dinah Washington.E fa rabbia pensare che l'ultima sua apparizione pubblica, a Belgrado, sia stata un penoso disastro: ubriaca e strafatta è salita sul palco barcollante e farfugliante, senza riuscire a cantare neanche una nota in modo decente. Fischiata, umiliata nel mondo attraverso gli impietosi filmati di Internet. L'inevitabile annullamento della tournee europea, era attesa anche a Lucca, si è rivelato, purtroppo, il tragico prologo a una fine annunciata. La carriera di Amy è durata pochi anni: due album, 'Frank', del 2003, promettentissimo esordio, e 'Back to Black' del 2006, il disco dell'esplosione, lo squillante annuncio di una predestinata. Certo a pensare ora che il suo grande hit sia stato 'Rehab', dove lei risponde ''no, no, no...'' ai genitori che la vorrebbero far disintossicare fa venirei brividi.
Fino a che è stata in grado, Amy Winheouse era un'interprete strepitosa anche dal vivo: non aveva una grande estensione e non indulgeva nelle acrobazie un po' gratuite delle sue colleghe piu' celebri. Ma andava all'essenza delle emozioni, come le grandi della musica black, conosceva bene i segreti della melodia, dei sottintesi, cantava benissimo le ballad, vedi 'Loveis a Loosing Game', aveva un suo stile, anche se figlio diretto di una tradizione.
E 'Back to Back' è un disco con arrangiamenti e suoni perfetti. Non a caso la Winehouse ha creato qualcosa piu' di un trend, ha favorito la rinascita di una sorta di nuova versione della Cool Generation inglese dei tardi anni '80, quella degli Style Council, Working Week, i primi Everything but the Girl. Molto presto però Amy è diventata la protagonista assoluto del gossip tossico, come se volesse trasferire nel mondo del pop gli incubi chimici di 'Trainspotting': il suo disastroso matrimonio con BlakeFielder-Civil, fatto di botte, overdose, ricoveri, persino la galera per lui, il divorzio e, in ultimo, la denuncia per stalking nei confronti dell'ex marito da parte della sua nuova compagna, è un po' l'emblema di una deriva autodistruttiva che le ha distrutto la vita.
Era un obiettivo privilegiato di paparazzi e specialisti del gossip, il suo lento suicidio è avvenuto in pubblico, sotto gli occhi del mondo. Niente e nessuno è riuscito a fermare questo disastro: resta solo una pietà profonda nel dover raccontare che un talento così speciale se ne sia andato in un modo così triste.
Ansa - Luglio 2011
LA BELLEZZA DI UNA MENTE CREATIVA - LES PAUL INVENTA LA CHITARRA ELETTRICA
Ci sono due persone alle quali si deve lo sviluppo della chitarra elettrica, Leo Fender e Les Paul.Ma è a quest’ultimo che si deve l’invenzione di questo strumento destinato a modificare profondamente il suono della musica moderna: nato nel 1915 nel Wisconsin, Les Paul è stato non soltanto un grande musicista jazz e pop, ma soprattutto un “inventore”, un pioniere che, mosso dal suo incontenibile amore per la musica, ha sempre cercato di trovare nuove soluzioni tecniche ai suoi problemi musicali, creando una lunga serie di modelli di chitarre, di amplificatori, utilizzando per primo la registrazione multitraccia per incidere musica, sperimentando diverse velocità di registrazione, l’uso di echi ed effetti, perfino fabbricando personalmente piccoli aggeggi diventati celeberrimi, come il “rack” sul quale appoggiare l’armonica a bocca.
“Per suonare la musica che avevo in mente avevo bisogno di strumenti che all’epoca, negli anni Trenta, non esistevano” racconta Les Paul “così invece di aspettare che qualcuno li creasse, ho iniziato a fabbricarli da solo, modificando le chitarre acustiche che avevo a disposizione. Il mio primo esperimento lo feci a dodici anni, togliendo il microfono al telefono di casa mia e collegandolo alla puntina del fonografo che avevo messo sulla chitarra. Riuscii ad amplificare il suono ed a farmi ascoltare anche dai vicini”.
Con molti diversi modelli di chitarra da lui modificati, Les Paul iniziò una brillante carriera come musicista jazz e country, trasferendosi negli anni Trenta a Chicago; per mantenersi suonava country nelle stazioni radio locali e la notte era nei jazz club al fianco di musicisti come Louis Armstrong e Art Tatum: “Non ero leader di un gruppo e per suonare la mia musica ero costretto a far pratica a notte inoltrata. Dato che nessuno voleva suonare con me alle tre o alle quattro del mattino, iniziai a sperimentare con un registratore le possibilità di incidere da solo tutti gli strumenti”.Tra gli anni Trenta e Quaranta Les Paul ebbe un successo sempre crescente, soprattutto nel campo della musica leggera, suonando con Bing Crosby e Rudy Vallee, Dinah Shore e le Andrew Sister, e negli stessi anni iniziò a fare i primi esperimenti per la creazione della chitarra elettrica: “Quando ero a scuola avevo studiato come vibravano le corde, così mi venne in mente di provare a costruire una chitarra che non avesse una cassa di risonanza per amplificare la pura vibrazione delle corde. Costruii il mio primo modello di chitarra elettrica nel 1934 e spesi 15 dollari per realizzarla, con due pick up e ventidue tasti, cosa che nessuno aveva mai fatto prima. Dopo molti esperimenti andai nel 1941 alla frabbrica di chitarre Gibson, con il mio primo modello ben riuscito, The Log, ma a loro le chitarre senza cassa acustica proprio non interessavano e gentilmente mi misero alla porta”.
Bisognerà attendere fino agli anni Cinquanta perché la chitarra elettrica prenda il sopravvento
nell’industria degli strumenti e, dopo i primi successi ottenuti da Leo Fender, fu proprio la Gibson a chiamare Les Paul per dargli modo di creare un nuovo modello, una chitarra destinata a diventare uno strumento ancora oggi importantissimo, il primo modello della famosa Gibson Les Paul: “Da allora sono state molte le chitarre che ho realizzato. Sono felice di aver dato ad un’infinità di ragazzi dei bellissimi giocattoli con i quali giocare ed imparare ad apprezzare quella cosa meravigliosa che si chiama musica”.Questa intervista l’ho fatta nel 1991.
E.Assante - La Repubblica - giugno 2011
Google ha dedicato questo bellissimo doodle al 96° anniversario dalla nascita di Les Paul.

Pochi secondi in questo video per apprezzare il talento innovativo di Les Paul che ha cambiato la storia della musica.
LA BELLEZZA DEI 70 ANNI - BOB DYLAN
«Ah, but I was so much older then, I'm younger than that now». Così cantava Bob Dylan nel ‘64 in My Back Pages, quando giovane lo era davvero. Parole che si potrebbero riutilizzare oggi mentre il Menestrello varca la soglia dei 70 anni. Non che Dylan, al secolo Robert Allen Zimmerman, abbia conservato aspetto e voce da giovanotto. Eppure, ad ascoltarlo bene, ricorda da vicino quel ventenne che, alle prime esibizioni, si sforzava di sfoggiare timbro ed inflessione da vecchio bluesman.Negli ultimi tempi, poi, pare addirittura ringiovanito quest'uomo capace, per la prima volta in 30 anni, di sfornare un album che torna a svettare nelle classifiche di mezzo mondo. Con Modern Times, che per inciso di moderno non ha nulla, nel 2006 si è, infatti, piazzato di nuovo al primo posto delle chart, posizione che non raggiungeva dai tempi di Desire del '76. Se questo non bastasse, nel frattempo, Dylan ha anche vinto un Pulitzer e un premio Oscar, con la bellissima Things have changed, inclusa nella colonna sonora del film Wonder Boys. Questo vecchietto dal cuore giovane, inoltre, è impegnato in una tournée che prosegue praticamente ininterrotta dal 1988. Il cosiddetto (dagli altri, naturalmente) Never Ending Tour che lo porta a totalizzare dai 60/70 ai 100 e più concerti all'anno, da una parte all'altra del pianeta.
Tentare bilanci e analisi definitivi sulla carriera di Bob, che settant'anni fa nasceva a Duluth nel Minnessota, significa avventurarsi in un campo minato. In tutto questo tempo è sempre stato sulla scena, cambiando pelle infinite volte, sconvolgendo puntualmente ammiratori e fan ma rimanendo se stesso nell'unico modo possibile per un personaggio come lui. Le sue incarnazioni ormai non si contano più: paladino folk dei diritti civili, profeta elettrico degli anni ‘60, bluesman, cantante di gospel cristiano, poeta visionario e apocalittico. E' stato definito in mille modi e li ha rifiutati, ostinatamente, tutti. Tanto che Joan Baez, che con lui ha avuto una sofferta ed intensa relazione oltre che un indimenticabile sodalizio artistico, racconta un po' smarrita e un po' divertita di tutta la gente che ancora oggi le chiede, quando si esibisce per una causa, dove sia il Menestrello. E lei, puntualmente, risponde: «Non c'è. Sono almeno 50 anni che non viene più a queste manifestazioni». Eppure, per moltissimi, lui è ancora quello, il ragazzo scapigliato che cantava Blowin' in the wind e si batteva contro la guerra e per la libertà.Troppi gli aneddoti, infinite le svolte. Delle canzoni leggendarie, poi, si perde facilmente il conto né è agevole sviscerarne l'intricato simbolismo. In fondo, ognuno ha il suo Bob Dylan. Basta soltanto accettare il fatto che quello vero è sempre anche qualche cosa di diverso. E questo è uno dei segreti di tanta longevità.
«There must be some way out of here» recitano i versi di apertura di All Along The Watchtower e, a pensarci bene, la vita di Zimmerman è stata tutta tesa a cercare una via d'uscita. Una fuga da quello che, di volta in volta, era diventato per milioni di persone. Eppure, c'è anche un altro modo di guardare alla sua lunghissima parabola. E cioè quello di pensarla come un moto circolare. Quel ragazzo arrivato come un vagabondo dalle fredde pianure del nord cercava, all'alba dei Sixties, di rifarsi ai grandi bluesman del passato e ai cantanti country degli anni ‘40 e ‘50. Poi, raggiunse la fama, lasciò tutti di stucco imbracciando la chitarra elettrica e si trasformò nell'uomo venuto per "mostrare la via" ai Beatles.
Ma oggi, dopo i flop degli anni '80 quando tentava di trasformarsi in una semplice rockstar,
Dylan è tornato esattamente nel punto dal quale era partito. La musica che suona, giorno dopo giorno, non è quella dell'era psichedelica, quel " wild mercury sound" che dichiarava di aver trovato tra il '65 e il ‘66. Non più. Da oltre vent'anni, His Bobness propone ritmi fuori dal tempo, suoni immortali, trasportati da qualche radio fantasma che trasmette dal delta del Mississippi.Perfino l'abbigliamento, cappello texano calato sugli occhi e completo da cantante country, ci parla di quel mondo. Ad ogni concerto, viene annunciato da uno speaker che ripete: «Ladies and Gentlemen, the Columbia recording artist, Bob Dylan!», rievocando tempi remoti, nei quali l'etichetta contava più dell'artista.
Quest'uomo che stravolge le sue canzoni con arrangiamenti impensabili e con una voce tagliente e arrugginita come un attrezzo vecchio, ha conservato un fascino intramontabile. Proprio perché si esibisce sera dopo sera come un onesto artigiano, sempre più interessato all'ultimo disco che a quelli precedenti, non è finito prigioniero di un passato ingombrante pronto a tramutarsi in una pietra tombale. E' per sopravvivere alla leggenda, insomma, che Dylan ha dovuto fare a pezzi parte del suo stesso mito, rifiutando con ostinazione di lasciarsi imbalsamare nel ruolo di icona.
Su di lui sono stati girati film, scritti libri, saggi, biografie. Allen Ginsberg lo ha definito «il più grande poeta della seconda metà del XX secolo». E' impossibile calcolare l'influenza esercitata su musicisti e artisti in generale, basti dire che pochissimi altri sono stati "coverizzati" quanto Bob (si pensi a canzoni come All Along The Watchtower, Knockin'on Heavens Door, Blowin'in the Wind). Della sua vita privata invece si sa poco o nulla, soprattutto da un certo punto in avanti, perché Dylan di se stesso ha sempre parlato malvolentieri.I riflettori di tutto il mondo si accesero, però, improvvisamente su di lui quando, nel '97, sembrò ormai prossimo alla fine, colpito da pericardite, una grave infezione che attacca il cuore. Ma Zimmerman si riprese e, ironico, dichiarò: «Pensavo veramente che avrei rivisto Elvis».
E allora eccolo qua, ancora capace di stupire e di far sentire la propria voce per quanto segnata dagli anni. Come quando, pochi giorni fa, ha deciso di rompere il suo proverbiale silenzio per smentire seccamente tutti quelli che lo avevano attaccato, accusandolo di essersi fatto censurare dal governo di Pechino, nella sua prima turnée cinese.
Che altro aggiungere? «Non è ancora buio - canta Dylan nella struggente Not Dark Yet - ma presto lo sarà». A guardare come se la cava a settant'anni suonati, viene voglia di aggiungere: non così presto, Bob…
M.Barbonaglia - Il Sole 24 Ore - maggio 2011
Ecco il video originale di una delle canzoni più famose e più belle di Bob Dylan: ''Blowin' In The Wind'' e, per chi non conosce l'inglese, la traduzione in italiano del testo.
How many roads must a man walk down,
before you call him a man?
How many seas must a white dove fly,
before she sleeps in the sand?
And how many times must a cannon ball fly,
before they're forever banned?
The answer my friend is blowing in the wind,
the answer is blowing in the wind.
How many years can a mountain exist,
before it is washed to the sea?
How many years can some people exist,
before they're allowed to be free?
And how many times can a man turn his head,
and pretend that he just doesn't see?
The answer my friend is blowing in the wind,
the answer is blowing in the wind.
How many times must a man look up,
before he sees the sky?
And how many ears must one man have,
before he can hear people cry ?
And how many deaths will it take till we know,
that too many people have died?
The answer my friend is blowing in the wind,
the answer is blowing in the wind.
The answer my friend is blowing in the wind,
the answer is blowing in the wind.
Quante strade deve percorrere un uomo
prima che possiate chiamarlo uomo?
E quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
prima di dormire sulla sabbia?
E quante volte devono volare le palle di cannone
prima di venir proibite per sempre?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quanti anni può esistere una montagna
prima di essere dilavata, fino al mare?
E quanti anni può esistere un popolo
prima di essere lasciato libero?
E quante volte può un uomo volgere il capo
e fingere di non vedere?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quante volte un uomo deve guardare in alto
prima di vedere il cielo?
E quanti orecchi deve avere un uomo
prima di sentir piangere gli altri?
E quante morti ci vorranno
prima che capisca che troppa gente è morta?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
LE METAMORFOSI DELLA BELLEZZA - JENNIFER LOPEZ


Jennifer Lopez è una delle first lady del pop da molto tempo, ma non ha ancora intenzione di cedere il suo posto ad altre.
La superstar latina qualche giorno fa, ha raggiunto, al locale ''The Grove'', Mario Lopez, conduttore dello show americano ''Extra'', per concedere un'intervista e presentare il suo nuovo album ''Love?''.

Eccola nelle foto scattate durante le riprese: come sempre molto affascinante, J.Lo indossava una tuta di paillettes d'oro e degli stivaletti neri alla caviglia con tacco a spillo vertiginoso. Cintura a fiocco di raso nero e pochette coordinata. Come bijoux soltanto dei bracciali tintinnanti e degli orecchini a filo lungo.

Jennifer Lopez ha all'attivo 8 album e 25 film, svariate partecipazioni televisive e il mese scorso, aprile 2011, a quasi 42 anni, è stata nominata "la donna più bella del mondo" dal magazine americano People.

Ed eccola passare inosservata in un momento di relax.
Con i capelli raccolti in uno chignon, senza make up e con occhialoni di ultima tendenza, la cantante appare quasi irriconoscibile.

La fotografano mentre fa una passeggiata a Beverly Hills.
J.Lo appare in versione nature con un look normale: dolcevita nero e pantaloni della tuta fuxsia.

In queste foto di qualche giorno dopo, Jennifer è di nuovo la protagonista: si presenta tutta in nero con tacchi a spillo alla festa per il lancio ufficiale del suo ultimo album.

Lei conosce bene i punti di forza nella sua immagine: soprattutto il fondoschiena più invidiato di Hollywood ed i capelli folti e voluminosi.
Così, quando decide di esaltare queste sue caratteristiche che la contraddistinguono, sceglie di indossare i pantaloni e tiene i capelli sciolti e fluenti sulle spalle.
Ma ciò che fa la differenza più di tutto, secondo me, è il sorriso di J.Lo: un sorriso divertito e autentico che le illumina il viso e che lascia trasparire la passione che mette nel suo lavoro.
BETH DITTO - ''UNA BELLEZZA ASSOLUTA'' E FELICE
Esagerata. In tutto. La mole, il trucco, i tacchi altissimi, le calze a rete a trama larghissima, l'abitino stretch dal quale deborda più abbondante di Divine, transessuale cult dell'era disco. «Sa che le dico?», esordisce Beth Ditto, «sono nata in un paesino dell'Arkansas con la Bibbia sul comodino, mi dicevano che ero fortunata perché a otto anni avevo stretto la mano a Bill Clinton, mentre io non mi piacevo al punto da sentirmi una minaccia per me stessa e per gli altri. E adesso che lo show business mi ha accettato, mi godo la celebrità. E non mi dispiace affatto». Ha esagerato anche Karl Lagerfeld, quando dopo un party di Fendi di cui è stata la reginetta, l'ha definita «an absolute beauty».
Ha esagerato Jean Paul Gaultier - stilista esagerato - che pochi mesi fa le ha fatto aprire e chiudere una schizofrenica sfilata parigina cucendole addosso improbabili sputnick di tulle. Ma soprattutto, come ha dimostrato in dieci anni di attività con i Gossip, Ditto ha uno straripante sense of humour che ha sedotto il pubblico, prima come icona gay (Beth è lesbica dichiarata; per nove anni è stata la compagna del performer transgender Freddie), poi come rockeuse dalla voce esagerata in bilico tra funk e punk. Ora che il glamour le ha dato alla testa, ha pubblicato un Ep come solista in cui interpreta quattro canzoni contagiose che saranno i tormentoni della prossima estate dance.«Mi è sembrato naturale, volendo azzardare un progetto senza i Gossip, incidere un Ep di canzoni ballabili», spiega. «Qualcuno si è scandalizzato. La cantante dei Gossip alle prese con la dance? Perché no? Andare in discoteca non è mica un delitto. L'idea mi è venuta quando vedevo che durante i concerti la gente si scatenava quando eseguivamo brani come Listen up o Standing in the way of control. Una volta qualcuno scrisse che quando cantavo Heavy cross sembravo Donna Summer alle prese con una canzone dei Bauhaus, e forse aveva ragione».
I Gossip non sono in pericolo. Dopo Music for men, l'album prodotto da sua maestà Rick Rubin, sono di nuovo in studio. «Volevo semplicemente mettermi in gioco da sola, per una volta, in un piccolissimo progetto, un esperimento diverso, una
sfida. Mettiamola così: mi sono presa una piccola vacanza dalla band», minimizza Beth (vero nome Mary Beth Patterson), che ha compiuto trent'anni a febbraio. I riferimenti alla sua infanzia a Searcy, Arkansas, sono frequenti, anche se l'idea di diventare cantante non le era balenata prima di trasferirsi a Portland, in Oregon, dove negli anni Novanta c'era una vivace scena underground. «Mia madre era molto giovane quando nacqui io», racconta. «I suoi dischi erano i miei dischi. Boy George, Madonna, Peter Gabriel. Mio padre era più tradizionale, amava Johnny Cash, Patsy Cline e i Bee Gees. Forse proprio perché da piccola sono stata esposta a una quantità enorme di musica di qualità, da adolescente, per reazione, ho abbracciato la scena alternative del Midwest, la più radicale d'America. E ho incominciato a fare musica molto più… rumorosa di quella che ascoltavo in casa. A 18 anni scoprii i Nirvana, Pearl Jam, le Raincoats e Siouxsie and the Banshees. Il mainstream a quel punto mi sembrò repellente».Le prime incisioni dei Gossip rimasero un fenomeno locale. «Essere donna e lesbica e grassa fu un handicap pazzesco all'inizio», confessa. «Quando mi presentavo ai discografici o ai manager leggevo l'imbarazzo nei loro occhi: mi stai prendendo in giro? ma dove vuoi andare con tutta questa ciccia addosso? Quello che nessuno accettava, e che invece è diventato un ingrediente del mio appeal personale, è che mi vestissi e truccassi come se fossi Kate Moss e anche di più. Ci ho messo anni a far capire al mondo che anche una cicciona può amare il make up e indossare abiti alla moda. È quel che ho sempre fatto sul palco, nei servizi fotografici e nei videoclip».
Nel 2009 Beth e i
Gossip furono adottati dal mercato anglosassone. Lei, come al solito, esagerò. Si fece fotografare nuda sulle copertine del mensile Love e del New Musical Express e fu ingaggiata dal Guardian per rispondere alle lettere delle lettrici. «Il mio successo è partito dall'Europa», ammette. «Quando tenevo concerti sold out in Belgio, negli Usa non sapevano neanche chi fossi. Voi del vecchio continente siete più sensibili alla trasgressione. Mi consolavo pensando che anche Patti Smith, se non avesse inciso "Because the night", sarebbe rimasta un fenomeno europeo. L'America è grande, la nostra provincia è piena di pregiudizi. Mica è facile salire sul palco a Nashville e gridare "sono grassa, lesbica, godetevi il mio rock" senza essere linciata. Mica è facile farsi ascoltare se hai una voce come Chaka Khan e non sei nera. Viviamo in un'epoca di grande conformismo. E non parlo solo dei pregiudizi che possono affliggere persone obese e/o omosessuali come me. Prendete Kate Moss. Bella
, bellissima, magra, magrissima, eppure flagellata dai tabloid. Quando l'ho conosciuta non credevo ai miei occhi: tenera, con un atteggiamento quasi materno nei miei confronti, esattamente il contrario di come l'hanno sempre descritta. E tutt'altro che superficiale, quando invece il luogo comune vuole che le top model siano tutte oche».È stata proprio la sua amica Kate Moss a convincerla a disegnare una collezione di abiti glamour per signorine della sua taglia. Gli anni bui appartengono al passato. «Già... quando i Gossip esordirono, sull'America gravava la nube nera di Bush. Poi è arrivato Obama, e abbiamo urlato di gioia. Non sta facendo per i gay quel che mi aspettavo, ma oggi quando grido il mio slogan ("Sono grassa, gay e felice") non mi sento più trasgressiva, ma semplicemente americana. Le sembra poco?».
G.Videtti - La Repubblica - aprile 2011

