BELLE SCULTURE CINESI DA... INDOSSARE
COCCOLE DI BELLEZZA PER IL LEONE JAMU
Jamu è uno delle decine di leoni del parco di Johannesburg, in Sud Africa, ma sicuramente è il più viziato di tutti.Gode infatti di un trattamento speciale: messa in piega, pedicure e massaggio alle zampe.
Alex Larenty è uno degli operatori "anziani" del parco.
Conosce per nome tutti i leoni ma con Jamu ha stabilito un rapporto tutto particolare.
Se lo coccola liberamente e il grosso felino sembra gradire parecchio tutte le attenzioni da vero Re della foresta.
M.Marini - La Repubblica - Gennaio 2012
UN BEL DVD IN USCITA: LIVE AT THE ROYAL ALBERT HALL DI ADELE

Il 2011 è stato l'anno di maggior successo per Adele.
Il dvd contiene la registrazione di un concerto sorprendente ed emozionante che la cantante ha tenuto a Londra ed alcuni contenuti esclusivi girati dietro le quinte.
E' stato messo in vendita il 30 novembre, quindi potrebbe essere un bellissimo regalo di Natale last minute!
Potete vedere il trailer qui sotto.
A voi piacciono le canzoni di Adele?
CHARLIZE THERON - BELLA E FORTUNATA CON POCHI ATTIMI DI FELICITA' GUSTATI FINO IN FONDO

Cosa la accomuna a Mavis (il personaggio del film)? «Mica tanto. E’ solo una proiezione d’attrice. Detto questo, a me piace sempre scoprire persone e personaggi che non hanno niente in comune con me. Anche se, da qualche parte nel subconscio, siamo tutti collegati, come diceva Jung. O no?». Come Mavis in Young Adult: accarezza pure lei il sogno di ritrovare un amore del passato? «No, non ci penso nemmeno. Sono una donna che va dritta, non torno mai sui miei passi».
E la felicità? Cos'è, secondo Charlize? «Un concetto piuttosto sopravvalutato. Non concepisco che si possa essere sempre felici, nel senso che non credo che esista un mondo così. E questo è ciò che rende la felicità, quando arriva, davvero felice. Se uno fosse sempre felice, non sarebbe capace di apprezzare nulla. Io sono stata quasi sempre infelice, e quei pochi momenti di felicità me li sono gustati fino in fondo, centellinandoli come un vino prelibato».
La Theron sa, però, che adesso la sorte si è messa dalla sua parte. «Certo, come negarlo» dice sempre a Repubblica. «Ho avuto una fortuna sfacciata da un certo momento in poi. Ma uno la fortuna la deve saper sedurre, su questo non ho dubbi. Ma tranquilli, non sono fuori dal mondo, riconosco la mia sorte e ringrazio ogni giorno gli astri che mi hanno permesso di fare tutte le cose che ho fatto e avere successo come attrice». Come si sente ora da single? «Bene. Ho avuto due lunghe relazioni negli ultimi 15 anni. Da quando sono adulta questa è la prima volta che sto da sola. E sto bene».
Vanity Fair - Dicembre 2011
LA BELLEZZA DI UNA MENTE CREATIVA - STANISLAW LEM RACCONTA L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Ma Google ha dedicato un doodle animato alla figura di Lem che incontra un robot gigante, per commemorare la pubblicazione del suo libro meno noto ''Il pianeta morto'' (''Astronauci''), che fu pubblicato nel 1951, 60 anni fa. La storia della Terra sotto attacco da Venere che l'autore tenne in scarsa considerazione in età avanzata.


"Oggi io sono del parere che i miei primi romanzi di fantascienza sono privi di qualsiasi valore (nonostante il fatto che io abbia guadagnato consensi nel mondo attraverso le numerose edizioni). Li ho scritti - questo è il caso di ''Astronauci'' pubblicato nel 1951 - guidato da motivi che capisco ancora oggi, tuttavia il mondo che essi contengono è radicalmente diverso da tutte le esperienze della mia vita", spiegò lo scrittore in un'intervista (traduzione mia). "Tutto è così morbido ed equilibrato tra gli eroi [...]; l'ingenuità è presente su tutte le pagine di questo libro. La speranza che nel 2000 il mondo possa essere meraviglioso è davvero molto infantile... Come un ragazzo molto giovane, a un certo punto devo aver assomigliato ad una spugna che risucchiava i postulati proposti dal socialismo. Ero concentrato sul rendere il mondo sempre più positivo. In un certo senso mi sono ingannato perché i miei sentimenti e le mie speranze erano autentiche. Oggi sono un po' disgustato da questo libro".

Il doodle si ispira ai disegni di Daniel Mroz per la raccolta di racconti di Lem: ''Cyberiade'', pubblicato nel 1965.

L'autore, scomparso nel 2006 all'età di 84 anni, ha venduto più di 27 milioni di copie dei suoi libri ed è ancora celebrato oggi: l'editore SelfMadeHero ha recentemente prodotto l'adattamento dei racconti con il tema dei due robot, dalla sua collezione di Mortal Engines, in una graphic novel ''Robot..'' e la pubblicazione, all'inizio del 2012, della prima traduzione in inglese di ''Solaris''.

"Il lavoro di Stanlislaw Lem guarda al rapporto tra tecnologia e umanità, mettendo in discussione le motivazioni dietro la creazione di tale tecnologia. Un tema che diventa sempre più rilevante nella nostra epoca attuale", ha detto Emma Hayley, direttore editoriale di SelfMadeHero.

Per queste ragioni, a mio parere, questi romanzi sono da leggere e riscoprire. E, perchè no, da regalare. A voi piacciono i racconti di fantascienza?
UN BEL FILM IN USCITA - HAPPY FEET 2

Happy Feet 2 sarà al cinema in 3D a partire dal 25 novembre.
Ecco il trailer ufficiale in italiano:
Per godersi appieno il film, potrebbe essere una buona idea noleggiare il dvd di Happy Feet, ovviamente se non l'avete già visto, prima di andare al cinema a vedere il seguito.
Come tutti i film di animazione più recenti, la storia è molto divertente sia per il pubblico dei bambini che per quello degli adulti.
Per passare quasi due ore in leggerezza e fantasticare sull'affascinante mondo dei pinguini!
Andrete a vederlo? E se ci andrete, poi mi raccontate se vi è piaciuto?
STEVE JOBS - IL NOSTRO TEMPO E' LIMITATO, SEGUITE IL CUORE E L'INTUIZIONE
Penso che se fossi stata fra loro ad ascoltarlo in quel momento, avrei sentito che, nonostante tutte le difficoltà, impegnandomi tanto, anch'io sarei riuscita ad avere un futuro di soddisfazioni. Ma purtroppo il giorno della mia laurea non ho assistito ad un discorso di così grande ispirazione.
Queste parole però hanno risuonato in me la prima volta che le ho ascoltate, alimentando i miei sogni e le mie speranze.
Oggi riascoltandole, dopo che Steve Jobs ha vissuto il suo ultimo giorno, le ho sentite ancora più autentiche e mi hanno commosso.
Possiamo vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo della nostra vita, lottando per poter fare ciò che più ci piace e ci riesce meglio, non pretendendo di avere da subito chiara la nostra strada, ma avendo il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione, per poi guardarci indietro, ''unire i puntini'' e vedere l'immagine di ciò che abbiamo fatto, apparire.Attraverso alti e bassi, cadute e rimesse in piedi, entusiasmi e delusioni, ma sempre vivendo la propria vita e non quella di qualcun altro, con curiosità, creatività... insomma, come ha detto Jobs, da affamati e folli!
Forse i nostri sogni non sono grandi come i suoi e forse non avremo le sue doti talentuose, ma mettendo in campo la determinazione e la capacità di rialzarsi e reinventarsi che ci ha mostrato nella sua vita, forse potremmo stupirci di ciò che riusciremo a fare.
Secondo me, vale la pena provarci!
''Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono avvicinato di più al conferimento di un titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.
La prima storia parla di “unire i puntini”.Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?
Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.
Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che eracostosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. OK, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.
Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio:
il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del Paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’ e trovavo ciò affascinante.
Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer dalla bella tipografia. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto caratteri multipli e font spazialmente proporzionati. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora li avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’ e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalle dieci anni dopo.
Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete... questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia parla di amore e di perdita.
Fuimolto fortunato - ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione - il Macintosh - un anno prima e avevo appena compiuto trent’anni... quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona - che pensavamo fosse di grande talento - per dirigere la compagnia con me e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante.
Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato questo per nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.
Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dallaApple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.
Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.
La mia terza storia parla della morte.
Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo, prima o poi lo sarà veramente”. Mi fece una gran impressione e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.
Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto - tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento - sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.
Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.
Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.
Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto intellettuale:
Nessuno vuole morire. Anche lepersone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’ e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.
Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamavaThe whole Earth catalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.
Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro addio e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi.
Siate affamati. Siate folli.''
Steve Jobs, 12 giugno 2005
LA BELLEZZA DI UNA MENTE CREATIVA - JIM HENSON INVENTA I MUPPETS
Regista e produttore cinematografico statunitense, James “Jim” Maury Henson viene considerato il più influente e innovatore burattinaio della storia televisiva del suo Paese, gli Stati Uniti. È stato burattinaio di molti Muppets, tra cui Kermit la Rana del Muppet Show e Ernie di Sesame Street.Henson spese due decenni a seguire in spot, talk show e progetti per bambini. La popolarità del suo lavoro in Sam and friends nei tardi anni ’50 portò a una serie di apparizioni in talk shows e spettacoli di varietà, tra cui anche l’Ed Sullivan Show.
Negli anni ’70 i Muppets sono stati protagonisti di due celebri trasmissioni televisive, nate negli Stati Uniti ma trasmesse in gran parte del mondo: il Muppet Show e Sesame Street. Nel 1979, apparirono nel loro primo film, ''Tutti a Hollywood con i Muppet''. Il film ebbe successo sia dalla critica che dal pubblico: incasso 65,2 milioni di dollari.
Nel 1982 Jim fondò la Jim Henson Foundation per promuovere e sviluppare l’arte del burattinaio negli States. Di lì a poco cominciò a girare film fantasy o semi-realistici: i Muppets “recitarono” in ''I Muppets alla conquista di Broadway'' (diretto da Frank Oz) che ricavò 25 milioni di dollari e divenne il numero 1 nei 40 film più belli del 1984.
Infine, entrato nella compagnia della Walt Disney per circa 150 milioni di dollari, nel 1990 finì di realizzare un special TV per la Disney, ''The Muppets at Walt Disney World''.
Henson ha dichiarato che la parola ''muppet'' deriva dalla combinazione di ''marionette'' (marionetta) e ''puppet'' (pupazzo). Però ha anche detto di aver scelto quel nome solo perché gli piaceva il suono e di aver successivamente “inventato” questa presunta etimologia del termine.
I Muppet si distinguono dai pupazzi dei ventriloqui perché spesso l’intero corpo è mobile ed espressivo. Solitamente sono fatti di materiali morbidi e i burattinai che li comandano sono sempre nascosti.
E.Paladini - Il Quotidiano Italiano - Settembre 2011

Ho voluto dedicare questo post a Jim Henson, arricchendolo con tante belle foto, perchè il Muppet show ha illuminato di risate tanti miei pomeriggi da bambina.
Se non ricordo male, lo spettacolo veniva trasmesso con anni di ritardo, negli anni '80, da una tv privata poco conosciuta ed io ero troppo piccola per poter comprendere appieno le battute dei protagonisti, ma quei personaggi così morbidi, colorati ed espressivi, mi trasmettevano solo sensazioni positive! (^-^)
Gli sketch che mi piacevano di più erano quelli tra i due improbabili innamorati, Kermit la Rana e Miss Piggy :-)

Ecco il video della sigla di apertura del Muppet show, in italiano e con un giovanissimo Sylvester Stallone come guest star!
Quando andai per la prima volta a New York, entrai in un immenso negozio a Broadway dove c'erano soltanto peluche dei Mappet di tutte le dimensioni, sistemati dal pavimento fino al soffitto!
Dopo essere stata per un tempo che non so quantificare, immobile e con la bocca aperta, non potei fare a meno di acquistare un piccolo Kermit la Rana ed è per me uno dei souvenir più preziosi di quell'avventura :-)
Come tutte le grandi star, Kermit ha anche la sua stella sulla Walk of Fame di Hollywood!

Concludo riportanto alcune affermazioni rilasciate in questi giorni dal figlio di Henson, Brian, all'IBTimes. La traduzione è mia.
Brian Henson è ora il presidente del Jim Henson Company. E ciò ha permesso che l'opera del padre potesse continuare e non andasse perduta alla sua morte.
Recentemente anche Michelle Obama è stata ospite di una puntata per promuovere l'abitudine ad una sana alimentazione, argomento che le sta molto a cuore.

Brian afferma: ''Non soltanto l'amore di Jim per i giochi e per i gadget è stato incorporato nelle sue opere, ma anche la sua filosofia di vita''.
''La filosofia di Jim era: amare le persone non soltanto per le loro somiglianze, ma anche e soprattutto per le loro differenze".
E prosegue: "Jim spesso mi ha dato una piccola lezione sulle cose importanti della vita: come essere una brava persona; come credere in te stesso e seguire i tuoi sogni; e soprattutto, come perdonare se qualcosa veniva tolto a uno di noi - come quando ci fu il furto dell'auto - lui diceva sempre: 'Oh beh, probabilmente avevano bisogno di queste cose più di noi' ".

E conclude: "Jim era chiaramente un grande visionario. Ma ha voluto anche che tutti quelli intorno a lui fossero pieni di impegno creativo. Quando gli chiedevo come un film sarebbe andato, diceva, 'Sarà quello che questo gruppo può fare e se avessi cambiato anche solo uno dei membri del gruppo, sarebbe stato un film diverso'".
"Ogni giorno per lui era una gioia lasciarsi sorprendere delle idee altrui. Penso spesso che se tutti noi vivessimo in questo modo, non solo la vita sarebbe più interessante, ma saremmo tutti molto più felici."
Così... semplicemente... ed aggiungerei, magicamente.
BACK TO BLACK
Il video scorreva su Mtv ed io smisi di fare ciò che stavo facendo e mi sedetti ad ascoltare.
Subito pensai: questo sì che è qualcosa di nuovo!
In quel video Amy, seppur così sottile, riempiva lo schermo, portando il lutto per aver perso il suo cuore.
Il video ve l'ho postato qui sotto. Ed ho riportato anche il testo della canzone e qualche parola tradotta in italiano.
Peccato che chi le era vicino non l'abbia protetta dal voyerismo dei media.
Peccato che non ci sia più il tempo per ascoltare le sue nuove canzoni.
Peccato che la sua voce straordinaria non sia stata per lei una consolazione sufficiente al suo grande dolore.
Amy Winehouse - Back to black
He left no time to regret
Kept his dick wet
With his same old safe bet
Me and my head high
And my tears dry
Get on without my guy
You went back to what you knew
So far removed from all that we went through
And I tread a troubled track
My odds are stacked
I’ll go back to black
We only said good-bye with words
I died a hundred times
You go back to her
And I go back to
I go back to us
I love you much
It’s not enough
You love blow and I love puff
And life is like a pipe
And I’m a tiny penny rolling up the walls inside
We only said goodbye with words
I died a hundred times
You go back to her
And I go back to
Black, black, black, black, black, black, black,
I go back to
I go back to
We only said good-bye with words
I died a hundred times
You go back to her
And I go back to
We only said good-bye with words
I died a hundred times
You go back to her
And I go back to black
...
Io e la mia testa alta
E le mie lacrime asciutte
Andare avanti senza il mio ragazzo
Sei andato di nuovo a ciò che conoscevi
Così lontano da tutto ciò che abbiamo passato
E ho camminato su una strada faticosa
Le mie probabilità sono sfavorevoli
Tornerò in nero, a lutto
Ci siamo detti “addio” solo con le parole
Sono morta un centinaio di volte
tu torni da lei
Ed io torno a…
Io ritorno da noi
Ti amo tanto
Non basta
Ti piace sniffare e mi piace fumare
E la vita è come una parete scivolosa
E sono come un piccolo centesimo che rotola per il muro
Ci siamo detti “addio” solo con le parole
Sono morta un centinaio di volte
tu torni da lei
Ed io torno a…
Lutto, lutto, lutto, lutto, lutto, lutto, lutto
Torno a
Torno a
Ci siamo detti “addio” solo con le parole
Sono morta un centinaio di volte
tu torni da lei
Ed io torno a…
...
LA BELLEZZA DI UNA MENTE CREATIVA - LES PAUL INVENTA LA CHITARRA ELETTRICA
Ci sono due persone alle quali si deve lo sviluppo della chitarra elettrica, Leo Fender e Les Paul.Ma è a quest’ultimo che si deve l’invenzione di questo strumento destinato a modificare profondamente il suono della musica moderna: nato nel 1915 nel Wisconsin, Les Paul è stato non soltanto un grande musicista jazz e pop, ma soprattutto un “inventore”, un pioniere che, mosso dal suo incontenibile amore per la musica, ha sempre cercato di trovare nuove soluzioni tecniche ai suoi problemi musicali, creando una lunga serie di modelli di chitarre, di amplificatori, utilizzando per primo la registrazione multitraccia per incidere musica, sperimentando diverse velocità di registrazione, l’uso di echi ed effetti, perfino fabbricando personalmente piccoli aggeggi diventati celeberrimi, come il “rack” sul quale appoggiare l’armonica a bocca.
“Per suonare la musica che avevo in mente avevo bisogno di strumenti che all’epoca, negli anni Trenta, non esistevano” racconta Les Paul “così invece di aspettare che qualcuno li creasse, ho iniziato a fabbricarli da solo, modificando le chitarre acustiche che avevo a disposizione. Il mio primo esperimento lo feci a dodici anni, togliendo il microfono al telefono di casa mia e collegandolo alla puntina del fonografo che avevo messo sulla chitarra. Riuscii ad amplificare il suono ed a farmi ascoltare anche dai vicini”.
Con molti diversi modelli di chitarra da lui modificati, Les Paul iniziò una brillante carriera come musicista jazz e country, trasferendosi negli anni Trenta a Chicago; per mantenersi suonava country nelle stazioni radio locali e la notte era nei jazz club al fianco di musicisti come Louis Armstrong e Art Tatum: “Non ero leader di un gruppo e per suonare la mia musica ero costretto a far pratica a notte inoltrata. Dato che nessuno voleva suonare con me alle tre o alle quattro del mattino, iniziai a sperimentare con un registratore le possibilità di incidere da solo tutti gli strumenti”.Tra gli anni Trenta e Quaranta Les Paul ebbe un successo sempre crescente, soprattutto nel campo della musica leggera, suonando con Bing Crosby e Rudy Vallee, Dinah Shore e le Andrew Sister, e negli stessi anni iniziò a fare i primi esperimenti per la creazione della chitarra elettrica: “Quando ero a scuola avevo studiato come vibravano le corde, così mi venne in mente di provare a costruire una chitarra che non avesse una cassa di risonanza per amplificare la pura vibrazione delle corde. Costruii il mio primo modello di chitarra elettrica nel 1934 e spesi 15 dollari per realizzarla, con due pick up e ventidue tasti, cosa che nessuno aveva mai fatto prima. Dopo molti esperimenti andai nel 1941 alla frabbrica di chitarre Gibson, con il mio primo modello ben riuscito, The Log, ma a loro le chitarre senza cassa acustica proprio non interessavano e gentilmente mi misero alla porta”.
Bisognerà attendere fino agli anni Cinquanta perché la chitarra elettrica prenda il sopravvento
nell’industria degli strumenti e, dopo i primi successi ottenuti da Leo Fender, fu proprio la Gibson a chiamare Les Paul per dargli modo di creare un nuovo modello, una chitarra destinata a diventare uno strumento ancora oggi importantissimo, il primo modello della famosa Gibson Les Paul: “Da allora sono state molte le chitarre che ho realizzato. Sono felice di aver dato ad un’infinità di ragazzi dei bellissimi giocattoli con i quali giocare ed imparare ad apprezzare quella cosa meravigliosa che si chiama musica”.Questa intervista l’ho fatta nel 1991.
E.Assante - La Repubblica - giugno 2011
Google ha dedicato questo bellissimo doodle al 96° anniversario dalla nascita di Les Paul.

Pochi secondi in questo video per apprezzare il talento innovativo di Les Paul che ha cambiato la storia della musica.
LA BELLEZZA DEI 70 ANNI - BOB DYLAN
«Ah, but I was so much older then, I'm younger than that now». Così cantava Bob Dylan nel ‘64 in My Back Pages, quando giovane lo era davvero. Parole che si potrebbero riutilizzare oggi mentre il Menestrello varca la soglia dei 70 anni. Non che Dylan, al secolo Robert Allen Zimmerman, abbia conservato aspetto e voce da giovanotto. Eppure, ad ascoltarlo bene, ricorda da vicino quel ventenne che, alle prime esibizioni, si sforzava di sfoggiare timbro ed inflessione da vecchio bluesman.Negli ultimi tempi, poi, pare addirittura ringiovanito quest'uomo capace, per la prima volta in 30 anni, di sfornare un album che torna a svettare nelle classifiche di mezzo mondo. Con Modern Times, che per inciso di moderno non ha nulla, nel 2006 si è, infatti, piazzato di nuovo al primo posto delle chart, posizione che non raggiungeva dai tempi di Desire del '76. Se questo non bastasse, nel frattempo, Dylan ha anche vinto un Pulitzer e un premio Oscar, con la bellissima Things have changed, inclusa nella colonna sonora del film Wonder Boys. Questo vecchietto dal cuore giovane, inoltre, è impegnato in una tournée che prosegue praticamente ininterrotta dal 1988. Il cosiddetto (dagli altri, naturalmente) Never Ending Tour che lo porta a totalizzare dai 60/70 ai 100 e più concerti all'anno, da una parte all'altra del pianeta.
Tentare bilanci e analisi definitivi sulla carriera di Bob, che settant'anni fa nasceva a Duluth nel Minnessota, significa avventurarsi in un campo minato. In tutto questo tempo è sempre stato sulla scena, cambiando pelle infinite volte, sconvolgendo puntualmente ammiratori e fan ma rimanendo se stesso nell'unico modo possibile per un personaggio come lui. Le sue incarnazioni ormai non si contano più: paladino folk dei diritti civili, profeta elettrico degli anni ‘60, bluesman, cantante di gospel cristiano, poeta visionario e apocalittico. E' stato definito in mille modi e li ha rifiutati, ostinatamente, tutti. Tanto che Joan Baez, che con lui ha avuto una sofferta ed intensa relazione oltre che un indimenticabile sodalizio artistico, racconta un po' smarrita e un po' divertita di tutta la gente che ancora oggi le chiede, quando si esibisce per una causa, dove sia il Menestrello. E lei, puntualmente, risponde: «Non c'è. Sono almeno 50 anni che non viene più a queste manifestazioni». Eppure, per moltissimi, lui è ancora quello, il ragazzo scapigliato che cantava Blowin' in the wind e si batteva contro la guerra e per la libertà.Troppi gli aneddoti, infinite le svolte. Delle canzoni leggendarie, poi, si perde facilmente il conto né è agevole sviscerarne l'intricato simbolismo. In fondo, ognuno ha il suo Bob Dylan. Basta soltanto accettare il fatto che quello vero è sempre anche qualche cosa di diverso. E questo è uno dei segreti di tanta longevità.
«There must be some way out of here» recitano i versi di apertura di All Along The Watchtower e, a pensarci bene, la vita di Zimmerman è stata tutta tesa a cercare una via d'uscita. Una fuga da quello che, di volta in volta, era diventato per milioni di persone. Eppure, c'è anche un altro modo di guardare alla sua lunghissima parabola. E cioè quello di pensarla come un moto circolare. Quel ragazzo arrivato come un vagabondo dalle fredde pianure del nord cercava, all'alba dei Sixties, di rifarsi ai grandi bluesman del passato e ai cantanti country degli anni ‘40 e ‘50. Poi, raggiunse la fama, lasciò tutti di stucco imbracciando la chitarra elettrica e si trasformò nell'uomo venuto per "mostrare la via" ai Beatles.
Ma oggi, dopo i flop degli anni '80 quando tentava di trasformarsi in una semplice rockstar,
Dylan è tornato esattamente nel punto dal quale era partito. La musica che suona, giorno dopo giorno, non è quella dell'era psichedelica, quel " wild mercury sound" che dichiarava di aver trovato tra il '65 e il ‘66. Non più. Da oltre vent'anni, His Bobness propone ritmi fuori dal tempo, suoni immortali, trasportati da qualche radio fantasma che trasmette dal delta del Mississippi.Perfino l'abbigliamento, cappello texano calato sugli occhi e completo da cantante country, ci parla di quel mondo. Ad ogni concerto, viene annunciato da uno speaker che ripete: «Ladies and Gentlemen, the Columbia recording artist, Bob Dylan!», rievocando tempi remoti, nei quali l'etichetta contava più dell'artista.
Quest'uomo che stravolge le sue canzoni con arrangiamenti impensabili e con una voce tagliente e arrugginita come un attrezzo vecchio, ha conservato un fascino intramontabile. Proprio perché si esibisce sera dopo sera come un onesto artigiano, sempre più interessato all'ultimo disco che a quelli precedenti, non è finito prigioniero di un passato ingombrante pronto a tramutarsi in una pietra tombale. E' per sopravvivere alla leggenda, insomma, che Dylan ha dovuto fare a pezzi parte del suo stesso mito, rifiutando con ostinazione di lasciarsi imbalsamare nel ruolo di icona.
Su di lui sono stati girati film, scritti libri, saggi, biografie. Allen Ginsberg lo ha definito «il più grande poeta della seconda metà del XX secolo». E' impossibile calcolare l'influenza esercitata su musicisti e artisti in generale, basti dire che pochissimi altri sono stati "coverizzati" quanto Bob (si pensi a canzoni come All Along The Watchtower, Knockin'on Heavens Door, Blowin'in the Wind). Della sua vita privata invece si sa poco o nulla, soprattutto da un certo punto in avanti, perché Dylan di se stesso ha sempre parlato malvolentieri.I riflettori di tutto il mondo si accesero, però, improvvisamente su di lui quando, nel '97, sembrò ormai prossimo alla fine, colpito da pericardite, una grave infezione che attacca il cuore. Ma Zimmerman si riprese e, ironico, dichiarò: «Pensavo veramente che avrei rivisto Elvis».
E allora eccolo qua, ancora capace di stupire e di far sentire la propria voce per quanto segnata dagli anni. Come quando, pochi giorni fa, ha deciso di rompere il suo proverbiale silenzio per smentire seccamente tutti quelli che lo avevano attaccato, accusandolo di essersi fatto censurare dal governo di Pechino, nella sua prima turnée cinese.
Che altro aggiungere? «Non è ancora buio - canta Dylan nella struggente Not Dark Yet - ma presto lo sarà». A guardare come se la cava a settant'anni suonati, viene voglia di aggiungere: non così presto, Bob…
M.Barbonaglia - Il Sole 24 Ore - maggio 2011
Ecco il video originale di una delle canzoni più famose e più belle di Bob Dylan: ''Blowin' In The Wind'' e, per chi non conosce l'inglese, la traduzione in italiano del testo.
How many roads must a man walk down,
before you call him a man?
How many seas must a white dove fly,
before she sleeps in the sand?
And how many times must a cannon ball fly,
before they're forever banned?
The answer my friend is blowing in the wind,
the answer is blowing in the wind.
How many years can a mountain exist,
before it is washed to the sea?
How many years can some people exist,
before they're allowed to be free?
And how many times can a man turn his head,
and pretend that he just doesn't see?
The answer my friend is blowing in the wind,
the answer is blowing in the wind.
How many times must a man look up,
before he sees the sky?
And how many ears must one man have,
before he can hear people cry ?
And how many deaths will it take till we know,
that too many people have died?
The answer my friend is blowing in the wind,
the answer is blowing in the wind.
The answer my friend is blowing in the wind,
the answer is blowing in the wind.
Quante strade deve percorrere un uomo
prima che possiate chiamarlo uomo?
E quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
prima di dormire sulla sabbia?
E quante volte devono volare le palle di cannone
prima di venir proibite per sempre?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quanti anni può esistere una montagna
prima di essere dilavata, fino al mare?
E quanti anni può esistere un popolo
prima di essere lasciato libero?
E quante volte può un uomo volgere il capo
e fingere di non vedere?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.
E quante volte un uomo deve guardare in alto
prima di vedere il cielo?
E quanti orecchi deve avere un uomo
prima di sentir piangere gli altri?
E quante morti ci vorranno
prima che capisca che troppa gente è morta?
La risposta, amico mio, soffia nel vento,
la risposta soffia nel vento.














