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UN SALUTO A STEVE JOBS - FONDATORE DI APPLE E PIXAR

Steve Jobs è morto a 56 anni. La notizia si è diffusa in America in modo istantaneo sugli iPad, sugli iPhone, sui terminali dei personal computer, sugli strumenti che Jobs aveva inventato alla Apple Computer per dare all'individuo il potere di cavalcare in pieno controllo l'era di Internet.

Si sapeva che stava male, si sapeva che le sue dimissioni dalla guida della Apple avevano solo un significato terminale per la sua vita.
Eppure quando la notizia è giunta, lo stesso a sorpresa, l'America si è paralizzata. Le televisioni hanno interrotto i programmi. E le reti hanno trasmesso la storia della sua vita. Una storia di cui l'America stanca, affranta, carica di debiti, assediata dagli Indignados, tradita dal suo modello di crescita, aveva bisogno per tornare a sognare e a commuoversi.

Appena ventunenne Steve Jobs, figlio adottivo di gente comune, aveva fondato la Apple Computer insieme a Steve Wozniak e Ronald Wayne. La sua grande idea che poi perseguì restando da solo alla guida dell'azienda, era per la diffusione del Personal Computer, per la trasmissione del potere informatico alla persona, all'individuo.

L'opposto di quel che faceva la Ibm monopolista dei grandi computer aziendali. Ci fu una battaglia titanica. La forza del prodotto nato nel garage, prevalse come scelta di democrazia sui tentaitivi di soffocare la nuova tendenza da parte della Ibm. Il modello operativo della Apple non era in vendita. E la Ibm, davanti al successo travolgente delle prime vendite dovette arrendersi e scendere in campo. Si affidò a un altro ragazzino.

A Bill Gates e al suo modello operativo alternativo prodotto da una minuscola società della nascente SIlicon Valley, la Microsoft, per sviluppare le piattaforme dei Pc alternative a quelle della Apple. Il resto è storia. Il mondo è cambiato più volte. Ha potuto accelerare la sua crescita, migliorare la produttività, cambiare la società, vivere insomma un periodo di Rinascimento che sarebbe durato 30 anni.

Ieri, fra i primi a esprimere parole di lutto è stato proprio Bill Gates, l'eterno rivale: «Al mondo raramente qualcuno ha il profondo impatto che ha avuto Steve, gli effetti del suo lavoro si sentiranno per molte generazioni». Sulla home page del sito del colosso di Cupertino, solo una foto, con la scritta «Steve Jobs, 1955-2011».

Cliccando, poche parole, quelle che Tim Cook ha scritto in una lettera ai dipendenti, chiamandoli "team", squadra: «Abbiamo perso un visionario e un genio creativo e il mondo ha perso un meraviglioso essere umano. Chi di noi ha avuto la fortuna di conoscerlo e lavorare con Steve ha perso un caro amico e un mentore capace di dare ispirazione. Steve lascia una società che solo lui avrebbe potuto costruire e il suo spirito sarà per sempre alle fondamenta di Apple».

Cook ha poi proseguito: «Non ci sono parole per esprimere in modo adeguato la tristezza per la morte di Steve o la gratitudine per l'opportunità di lavorare con lui. Renderemo omaggio alla sua memoria dedicandoci con tutti noi stessi a continuare il lavoro che amava così tanto».

La notizia è arrivata in un comunicato di Apple nella prima serata americana: "Siamo profondamente rattristati di dover annunciare che Steve Jobs ci ha lasciati oggi. La sua passione ed energia sono state la fonte di innovazioni incalcolabili e che hanno arricchito e migliorato la vita di tutti noi. Il mondo è incredibilmente migliore grazie a Steve Jobs. Il suo grande amore era la moglie Laurene e la sua famiglia. I nostri pensieri vanno a loro e a tutti coloro che sono stati toccati dal suo talento straordinario".
Subito dopo, la conferma della famiglia: "Se ne è andato in modo sereno, circondato dalla sua famiglia. Sappiamo che molti di voi parteciperanno al nostro dolore e vi chiediamo di rispettare la nostra privacy in questo momento di lutto".

Si era capito che per Jobs la fine era vicina quando lo scorso 24 agosto lasciò la guida della sua amatissima azienda. Non lo avrebbe mai fatto se non fosse entrato in fase terminale del cancro pancreatico che ha combattuto strenuamente per anni. A Jobs il tumore al pancreas fu diagnosticato nel 2004. Fu operato e sembrava guarito.
Nel 2005 in un discorso che restò celebre davanti ai giovani laureati della Stamford University disse di aver vinto la sua battaglia. Li incoraggiò a vivere la vita fino in fondo, "perchè ho visto la morte da vicino – ha detto – e so quanto preziosa sia la vita... non vivetela mai all'ombra degli altri...". Un discorso commovente, ispirato, carico di motivazione di vita che ieri le televisioni hanno continuato a trasmettere nel corso della serata. Nel 2009 fu sottoposto a un trapianto di fegato. Poi sulla sua salute ci sono state solo indiscrezioni, soprattutto quando a metà del 2008 ha cominciato a perdere peso a vista d'occhio e quando ha annunciato un ritiro "temporaneo" dal lavoro per questioni di salute. La grande soddisfazione: quella di vedere la sua azienda, che soffrì un periodo di decadenza 20 anni fa ai trionfi di nuovi successi con l'introduzione di Gadget rivoluzionari, presentati sempre con visione profetica. L'altro giorno Tim Cook, il suo successore ha presentato la novità del momento ed è andata male. I fans aspettavano l'iPhone 5.

Invece si è vista una variazione del iPhone 4. Una delusione per molti. L'azienda di Jobs ora resta in testa alla classifica per capitalizzazione delle grandi aziende americane. Con oltre 300 miliardi di dollari di valore di mercato batte Ibm, Microsofot, Google. Solo la Exxon grazie al petrolio e all'aumento del prezzo del greggio ha un valore superiore, ma solo in termini monetari perchè in romanticismo, passione, energia la Apple di Jobs resta la prima indiscussa. Ora resta la sfida di continuare la sua missione, difficile. E il suo ricordo, di uomo vitale, di un "genio" come ha detto il Presidente Barack Obama ricordandolo ieri dalla Casa Bianca, di un uomo al pari "di Einstein o di Edison" ha aggiunto il sindaco di New York Michael Bloomberg.

Per strada poco lontano dal municipio di New York, gli indignados, i giovani americani che rifiutano di vivere all'ombra di altri, i giovani che protestano contro Wall Street, contro l'avidità e contro coloro che non riescono a rimettere il Paese in carreggiata. Parlavano e mandavano messaggini sugli iPhone, leggevano sugli Ipad, guardavano e ritrasmettavano la notizia della morte di un vero eroe. Poi lentamente, una pausa dalla protesta e molti accedini con una punta di luce a ricordare l'uomo che oggi all'America manca.

M.Platero - Il Sole 24 Ore - Ottobre 2011

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